Associazione Astrofili Mantovani

Gli strumenti di osservazione


POTERE RISOLUTIVO
Il primo vantaggio offerto da un telescopio rispetto all'occhio nudo è quello di mostrare dettagli più fini. Questa capacità prende il nome di potere risolutivo (PR) e indica quale è la minima distanza angolare fra due punti vicini che il telescopio riesce a distinguere. Una formula sem-plice esprime in secondi d'arco il PR di un telescopio: PR=120/D dove D rappresenta il diametro del-l'obbiettivo espresso in millimetri. Questa formula si riferisce alla possibilità di distinguere due oggetti molto vicini; come le componenti di una stella doppia o due particolari lunari, oppure di percepire un unico particolare con una certa dimensione minima. Naturalmente il PR sopra indicato sarà possibile solo con ottiche di buona qualità e in con- dizioni at-mosferiche favorevoli. In condizioni sfavorevoli si può scendere molto al di sotto del valore teorico. Il potere risolutivo dell'occhio umano è al massimo di 1' d'arco.

CAPACITA' DI RACCOGLIERE LUCE
La capacità di raccolta della luce da parte di un telescopio dipende dalle dimensioni dell'obbiettivo ed è quindi proporzionale a D (diametro in millimetri) al qua-drato. Come già detto, la pupilla umana al massimo raggiunge un diametro di circa 7mm, quando è dila-tata nell'oscurità della notte. Per calcolare il guadagno di un qualsiasi obbiettivo rispetto all'occhio è necessario fare il rapporto dei quadrati dei diametri. Ovvero, volendo vedere il guadagno di un obbiettivo da 70mm rispetto ad una pupilla da 7mm, basta fare: (70x70/7x7)=4900/49=100. Il guadagno ottenuto non dipende soltanto dalle dimensioni dell'obbiettivo (che rimane il fattore de-terminante) ma anche dalla percentuale di luce che esso è in grado di trasmettere. Un moderno obbiet-tivo a lenti porta circa il 90% della luce incidente sul piano focale, dove l'oculare ne assorbe un altro 10%. Per un riflettore sarà circa un 80%, che diventa un 70% considerando l'assorbimento dell'ocu-lare.

INGRANDIMENTO
Come già accennato per i binocoli, l'ingrandimento è dato dal rapporto tra la lunghezza focale dell'obbiettivo e la lunghezza focale dell'oculare. Ad esempio con un obbiettivo da 100 cm = 1000 mm di focale e un oculare da 20 mm l'ingrandimento è di 50 volte (1000/20); con lo stesso obiettivo e un oculare da 10 mm di focale l'ingrandimento è di 100, e così via. Ma l'ingrandimento non può essere aumentato a dismisura. Oltre un certo limite l'immagine perde talmente in nitidezza e luminosità da vedersi peggio che con un ingrandimento minore. Questo limite dipende dall'obbiettivo e il valore massimo comunemente accettato per ottiche ben lavorate vale 2 volte il suo diametro espresso in millimetri cioè 140x per un 70 mm o 200x per un 100 mm. Abbiamo parlato di ingrandimento massimo ma qual è quello ottimale? Per telescopi piccoli e medi (fino a 250 mm) è quello che corrisponde all'incirca al diametro dell'obbiettivo espresso in millimetri; per telescopi da 300 mm in su, l'ingrandimento ottimale è quello che corrisponde mediamente al raggio. Naturalmente queste sono indicazioni di massima: all'atto pratico entrano in gioco altri fattori, come la vista del singolo osservatore o la turbolenza dell'atmosfera. Esiste anche un ingrandimento minimo, al disotto del quale non conviene scendere per non perdere luminosità. Si ottiene facendo il rapporto fra il diametro dell'obbiettivo in millimetri e quello della pu-pilla d'uscita dell'occhio (in genere 7mm); così si avrà 10x per un 70mm (70/7) o 20x per un 140mm (140/7). Comunque è bene ribadire che le prestazioni ottiche di un telescopio sono date dall'obbiettivo: è dalla qualità e dimensione di questo che dipendono strettamente potere risolutivo e raccolta di luce (e quindi potere di ingrandimento). Se un obbiettivo è modesto, o per dimensioni o per progetto o per scadente esecuzione, modeste saranno sempre le prestazioni del telescopio per quanto ottimi possano essere gli oculari, per quanti accessori si adoperino e per quanti accorgimenti si possano porre in atto.

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